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Tutte le notizie flash VATICANO: ARRIVA PAOLUCCI PER MUSEO LEADER NEL MONDO
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ANSA:Cambio della guardia oggi alla guida dei Musei Vaticani, la quarta collezione d'arte del mondo per importanza e numero di visitatori. Papa Benedetto XVI ha nominato , come nuovo direttore, Antonio Paolucci, uno dei più stimati esperti d'arte italiani, già ministro dei Beni Culturali nel governo Dini ed ex sovrintendente per il polo museale a Firenze. Paolucci prende il posto dell'archeologo Francesco Buranelli, che diverrà segretario della Pontificia commissione per i Beni culturali della Chiesa. L'avvicendamento ai vertici della prestigiosa istituzione conferma la volontà del Pontefice e del Segretario di Stato Tarcisio Bertone di mantenere l'alto profilo internazionale dei Musei Vaticani, con un'attenzione particolare alla salvaguardia, alla conservazione e alla valorizzazione delle opere preziose conservate in quella che Papa Giovanni Paolo II aveva definito "una delle più significative porte della Santa Sede aperte sul mondo". Con oltre quattro milioni di visitatori, affluenza record registrata nello scorso anno, i Musei Vaticani si attestano oggi come il polo museale più visitato in Italia e tra i più frequentati al mondo, subito dopo il Louvre di Parigi, il Metropolitan Museum di New York e il British Museum di Londra. Scrigno di tesori d'arte inestimabili, itinerario fra i massimi capolavori di ogni tempo, come le Stanze di Raffaello o la Cappella Sistina, i Musei Vaticani hanno festeggiato lo scorso anno i 500 anni di storia. Nascevano infatti nel 1506 quando papa Giulio II della Rovere creò il primo nucleo con l'acquisizione del complesso scultoreo del 'Lacoonte', scoperto sotto sei braccia di terra in una vigna del colle Oppio, nel cosiddetto 'Cortile delle Statue'. Successivamente i Papi furono tra i primi sovrani che misero a disposizione della cultura e del pubblico le raccolte d'arte del loro palazzo. Fu nel Settecento che vennero fatti passi volti alla creazione di un museo destinato ad ospitare la vasta raccolta di opere d'arte antiche e moderne commissionate, ricevute in regalo o acquistate dai vari Pontefici. Nel 1734 Clemente XII fondò il Museo Capitolino (ospitato in un edificio progettato da Michelangelo); nel 1756 e nel 1767 vennero creati in Vaticano due altri piccoli musei rispettivamente di arte sacra e profana. La spinta decisiva venne da Clemente XIV e da Pio VI: il Museo Pio-Clementino, nato dall'ampliamento del Palazzo Vaticano da loro voluto per ospitare la scultura classica, forma tuttora il cuore dei Musei Vaticani. Venne realizzato in stile neoclassico e servì da modello per l'architettura di altri musei nel mondo. Nel 1796 il museo perdette temporaneamente numerose opere a causa dell'invasione francese, poi restituite dopo la caduta di Napoleone nel 1815. I Vaticani oggi comprendono dieci diversi Musei (l' Egizio, l'Etrusco, quello di Antichità Classiche, il Pio Cristiano, la Pinacoteca con i capolavori di Caravaggio, Leonardo, Melozzo da Forlì, Raffaello, Tiziano, poi la Galleria degli Arazzi, il Museo Missionario-Etnologico, quello Sacro, il Profano, lo Storico Vaticano), ma i visitatori hanno accesso anche alle sale espositive della Biblioteca Vaticana, alla Galleria delle Carte Geografiche ed ad altre sale decorate con affreschi rinascimentali, tra cui la Cappella Niccolina con le pitture del Beato Angelico, l'Appartamento Borgia decorato dal Pinturicchio, le mirabili Stanze affrescate da Raffaello e naturalmente la Cappella Sistina, con la magia della volta michelangiolesca e del Giudizio Universale. L'ultimo museo aggiunto al complesso, inaugurato nel 1973, è dedicato all'arte religiosa moderna e comprende opere di eminenti artisti del Novecento. Il professor Antonio Paolucci è nato a Rimini il 29 settembre 1939, ed è stato allievo di Roberto Longhi durante gli studi a Firenze dove si è laureato in storia dell'arte. Specializzatosi poi a Bologna con Francesco Arcangeli, Paolucci nel 1969 vince il concorso come ispettore delle Belle arti all'interno della soprintendenza ai beni artistici e storici di Firenze. Dal 1980 al 1986 diventa soprintendente, nell'ordine, di Venezia, di Verona e di Mantova, e direttore dell'Opificio delle Pietre dure a Firenze. Nel 1988 è nominato soprintendente ai beni artistici e storici di Firenze, Prato e Pistoia, ruolo che lo porterà ad occuparsi, nel 1993, dei danni al patrimonio artistico provocati dall' attentato dei Georgofili alla Galleria dgli Uffizi. Dal gennaio 1995 al maggio 1996 Paolucci diventa ministro per i Beni culturali nel governo di Lamberto Dini. Nel 1997, dopo il terremoto in Umbria e nelle Marche, è nominato commissario straordinario per il restauro della Basilica di San Francesco a Assisi. Con l'istituzione dei poli speciali, nel 2002 viene nominato soprintendente del Polo museale fiorentino e nel 2004 diviene direttore regionale per i beni storici, artistici e paesaggistici della Toscana. Nel febbraio 2005 assume anche l' incarico 'pro tempore' di direttore della Galleria degli Uffizi lasciato alcune settimane fa. Tra il 2005 e il 2006 Paolucci riassume così tre incarichi: direttore regionale, soprintendente al Polo museale, direttore degli Uffizi. Nel 2006 ha lasciato per raggiunti limiti di età gli incarichi di Soprintendente al Polo Museale di Firenze e di direttore regionale dei beni culturali per la Toscana andando in pensione. Nell'aprile del 2007 il Consiglio superiore dei beni culturali lo ha nominato vicepresidente. Infine, a fine 2007, diventa direttore dei Musei Vaticani su nomina papale. Paolucci è anche autore di numerose pubblicazioni e collabora con continuità con quotidiani e periodici. (ANSA). Il Dalai Lama: "I soldi non fanno la felicita'"
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Marco Marsili - La Voce d'ItaliaMilano, 8 dic. – Il Dalai Lama è arrivato al PalaSharp in ritardo, per colpa del traffico milanese di Sant’Ambrogio, complice il governatore lombardo Formigoni, con il quale si era incontrato poco prima. Tenzin Gyatzo ha dovuto accontentarsi di incontrare il presidente della Regione, visto che le massime cariche dello Stato (il Presidente Napolitano era a Milano giusto ieri, quanto era già in città anche il Dalai Lama) hanno evitato di incrociarlo, per non suscitare le ire dei cinesi, in vista dell’assegnazione dell’Expo 2015, per il quale il capoluogo lombardo è in lizza con la città turca di Smirne."E' assolutamente sbagliato isolare la Cina, deve essere portata all'interno della comunità internazionale. Gli stessi cinesi vogliono una società libera democratica all'interno del diritto. Bisogna però essere fermi su alcuni principi anche se all'interno di un contesto di genuina amicizia", ha dichiarato il Dalai Lama, parlando con i giornalisti alla fine di un colloquio di circa un'ora con Formigoni, unico appuntamento “ufficiale” in agenda durante la visita in Italia.I 7.000 del PalaSharp accolgono Sua Santità con un’ovazione degna di una rockstar, quando il XIV Dalai Lama prende posto sul trono al centro del palco, circondato da una cinquantina di monaci in adorazione (l’attuale capo dei tibetani in esilio è considerato la reincarnazione del Bodhisattva della compassione Avalokiteshvara). Qualche donna scoppia addirittura in un pianto dirotto, mentre altre scendono nel parterre e si gettano in ginocchio in adorazione della loro guida spirituale, subito bloccate dal servizio d’ordine dell’organizzazione.Nelle intenzioni degli organizzatori dell’Istituto studi di buddismo tibetano Ghe Pel Ling, la tensostruttura di Lampugnano avrebbe dovuto ospitare “non meno di 10mila partecipanti provenienti da tutta Europa” (i buddisti in Italia sono circa 50mila, di cui 7mila nella sola Milano), ma, probabilmente, non avevano fatto i conti con la tradizionale fiera degli obej obej, e con la Fiera dell’artigianato, che sta registrando in questi giorni un vero e proprio boom di presenze. Sul sito dell’organizzazione, l’evento è comunque dichiarato “sold out” da giorni.I più lontani dal palco possono comunque ammirare Tenzin Gyatzo da due megaschermi, e osservarlo così mentre – ogni tanto – sbadiglia, dando segno di grande “umanità”. Scherza, il Dalai Lama, e all’inizio indossa un berretto bordeaux (“dono di un amico americano”), specificando che non è il copricapo dei verdì, né della setta degli arancioni, nè bianchi, nè dei rossi.Il primo intervento del capo spirituale dei buddisti si può sintetizzare con la massima “i soldi non fanno la felicità”, pronunciata dopo aver ricordato che “gli uomini non devono dimenticare di soddisfare bisogni necessari quali mangiare o avere una casa”, richiamando nel contempo l’attenzione sull’importanza del lato spirituale della vita. Il Dalai Lama si riferisce ai “molti amici ricchi e famosi” (tra questi, il più noto è la star di Hollywood Richard Gere). Certamente, il premio Nobel per la pace Tenzin Gyatzo (ricorre quest’anno il diciottesimo anniversario dell’assegnazione del riconoscimento) non è solo la guida spirituale dei buddisti sparsi in tutto il mondo, ma è anche un personaggio pubblico di fama mondiale, e, come tale, ricercato da tutti (in Italia, a guardare il modo con cui le autorità hanno cercato di evitarlo in tutti i modi, non sembrerebbe riscuotere lo stesso successo). Non manca, infatti, un posto riservato in prima fila per il presidente dell’Inter Massimo Moratti, cognato del Sindaco Letizia, che, per non fare arrabbiare i Cinesi, che potrebbero togliere il loro appoggio alla candidatura di Milano all’Expo, ha scelto di incontrare il Dalai Lama insieme ad altre personalità; una scelta certamente di cattivo gusto che denota la mancanza di stile dell’ex ministro di Berlusconi. La sedia di Moratti, rimane comunque desolatamente vuota.“Oceano di saggezza” (questo il termine di origine mongola, conferito a Sonam Gyatso, il terzo Dalai Lama in successione delle reincarnazioni) pronuncia lentamente lunghi interventi, intervallati dalla traduzione, durante la quale Sua Santità si distrae sfogliando dei libretti, o sbadiglia, dando l’impressione sentirsi come un attore annoiato alla centesima replica dello spettacolo. I 7mila del PalaSharp aspettano il momento in cui Tenzin Gyatso dica “qualcosa di profondo”, ma l’attesa è vana. Dopo l’inizio su ricchezza e felicità, segue un lungo riassunto – sotto forma di “pillole” – sulla storia delle religioni; niente di più di quanto chiunque possa trovare su Wikipedia, senza dover sborsare i 100 euro del biglietto le prime due giornate di lezioni e studi su testi del buddismo (per l’accesso alla conferenza pubblica di domenica pomeriggio, invece, il costo è di soli 20 euro). Così, apprendiamo che “6-7.000 anni fa, gli antichi popoli adoravano il sole, credendolo di origine divina, e poi il fuoco, forse perché di origine misteriosa come i fulmini”, e che “solo 3-4.000 anni fa, finalmente, in India si è sviluppato il primo pensiero religioso legato ad un concetto filosofico”. Il Dalai Lama, infatti, distingue fra religioni fideistiche (quelle primordiali, di stampo animista), e quelle successive, e più evolute, che hanno introdotto degli aspetti filosofici. Ci si avvicina ai tempi nostri (2mila anni fa), e così Sua Santità ci spiega che “poi sono arrivate le religioni deistiche, come ebraismo, cristianesimo, e anche la religione musulmana, per le quali la divinità è il principio di tutto”. I partecipanti sono sgomenti di fronte a quelli che dovrebbero essere gli “insegnamenti sull’illuminazione” in programma per il primo dei tre giorni della maratona spirituale milanese, tant’è che anche la iena Enrico Lucci (uno che non molla mai) abbandona la tribuna stampa PalaSharp annoiato e deluso. Peccato, perchè ora viene il più bello: “Poi venne Buddah – annuncia il Dalai Lama – e tutto cambiò, con l’introduzione del concetto secondo il quale tutto ciò che accade è originato da noi”.Il proseguio è un intervento sul concetto di anima, e altre amenità simili, che fanno riflettere sull’opportunità di fare un salto alla fiera degli oh bej oh bej. In fondo si tratta pur sempre di festeggiare un santo (anche se “cristiano”). Il Cammino del Sacro. Un viaggio nell’arte orafa delle chiese monumentali di Arezzo
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07/12/07 > 03/02/08 - RomaARTE.GO.IT La mostra “Il Cammino del Sacro. Un viaggio nell’arte orafa delle chiese monumentali di Arezzo” frutto della collaborazione tra la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e l’Opera del Duomo e delle Chiese Monumentali di Arezzo, avviene in contemporanea con il rinnovo e la riapertura del Museo Diocesano di questa città e l’inaugurazione di un percorso stabile religioso, culturale e turistico tra otto chiese della città, di cui il Museo rappresenta il punto di arrivo e di riferimento, per l’interesse scientifico, la preziosità e la quantità delle opere che racchiude, comprese tra il XII e il XIX secolo.Da questo "museo diffuso" di secoli di Arte Sacra lungo le strade di Arezzo alla cornice unica della “città eterna” e del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo il passo è fin semplice ed intuitivo.Le opere che illustrano il Cammino, specie quelle dell’arte orafa, sono infatti il nucleo più importante e rappresentativo di quelle, assai più numerose, che la città toscana conserva: dalle croci del Museo Diocesano al Busto reliquiario di San Donato conservato nella Pieve di Santa Maria; dalla Pace di Siena agli angeli reggicandelabro della Chiesa Santissima Annunziata.A queste si uniscono molte altre opere, provenienti da tutto il territorio della Diocesi di Arezzo - Cortona – Sansepolcro, molto eterogenee ma al contempo capaci di riflettere perfettemanete il panorama storico artistico dell’oreficeria aretina, a carattere fortemente sacro, con le sue diverse direttrici culturali, da Siena a Firenze ed a Roma.La mostra, curata da Paolo Torriti (Università degli Studi di Siena), in collaborazione con Daniela Galoppi, presenta oreficerie di tipo prevalentemente liturgico, ad esclusione del Pendente a forma di caravella in oro smaltato di manifattura veneziana del XVI secolo (un ex voto dedicato alla Madonna delle Lacrime) e del Cofanetto di manifattura spagnola del secolo XIII, entrambi provenienti dalla Chiesa della SS. Annunziata.Tra le oreficerie provenienti dal Museo Diocesano, vera e propria anima della mostra e fonte di buona parte del materiale esposto, non possono non essere ricordate una navicella con smalti limosini del XIII secolo, il già citato pendente in oro smaltato di manifattura veneziana del XVI sec. e la cosiddetta Pace di Siena, magnifico esempio dell’arte orafa parigina della fine del XIV secolo, in oro e smalti "en ronde-bosse".Un altra chiesa ed un’altra tappa del Cammino del Sacro è la Pieve di Santa Maria, dalla quale proviene il Busto reliquiario di San Donato (vescovo e martire, patrono della città), un’opera simbolo di Arezzo, ricca di smalti traslucidi e pietre dure, firmata da Pietro e Paolo orefici aretini e datata 1346.Una parte interessante giunge poi sia dalla Cattedrale (come ad esempio un calice e una pisside risalenti al XVIII secolo, in argento sbalzato e cesellato), sia dalla Chiesa della Santissima Annunziata (in particolare i due angeli reggicandelabro anch’essi in argento sbalzato e cesellato).L’Unica eccezione al materiale orafo presentato in mostra sono un dipinto di Giorgio Vasari, lo Stendardo della Compagnia di S. Giovanni de’ Peducci con la Predica del Battista in un lato e il Battesimo di Cristo nell’altro, attualmente conservato nel Museo Diocesano, e due sculture porta cero in legno dorato e dipinto di scuola romana, provenienti dalla sagrestia della Cattedrale. --------------------------------------------------------------------------------Il Cammino del Sacro. Un viaggio nell’arte orafa delle chiese monumentali di ArezzoPeriodo: 7 Dicembre 2007 - 3 Febbraio 2008Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo - Lungotevere Castello, 50 (Roma)Orario: dalle 9.00 alle 19.00. Chiuso il lunedì, il 25 dicembre ed il 1 gennaio.Costo del biglietto: Costo del biglietto cumulativo: €7,00 - Telefono: 06/6819111 - www.ilcamminodelsacro.it Emilia Romagna - Leoni (Gdl): "Scuola, diseducativo negare simboli religiosi legati alla natività"
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ASG:Il consigliere del Gruppo della libertà: "Costante e strisciante delegittimazione della nostra identità e della nostra cultura da parte delle strutture pubbliche"Andrea Leoni, consigliere regionale del Gruppo della libertà in Emilia Romagna, alla luce di "diverse segnalazioni giunte negli scorsi anni circa la decisione di evitare l'esposizione, in occasione delle festività Natalizie, di simboli religiosi legati alla Natività o piú in generale alla tradizione cristiana e di evitare canti natalizi a carattere religioso in alcune scuole materne ed elementari della provincia di Modena, presa dagli operatori o dalla dirigenza delle rispettive direzioni scolastiche", ha rivolto una interrogazione alla Giunta per sapere se sia conoscenza di questo fatto e, in caso affermativo, quali siano le ragioni e quale giudizio ne dia.L'esponente del Gruppo della libertà, nel rilevare che tale decisione sarebbe stata motivata "dalla volontà di 'non urtare' la sensibilità e la cultura degli alunni immigrati stranieri, con particolare riferimento a quelli di cultura islamica", vuole sapere dalla Giunta se questa scelta sia stata dettata da indirizzi espressi dalla Regione o dall'Ufficio scolastico regionale e, in particolare, se concordi nel ritenere "diseducativo" negare, in virtú di un "presunto e mal concepito rispetto di chi appartiene a culture o etnie diverse", simboli religiosi che sono "espressione del patrimonio identitario della cultura italiana ed occidentale". Leoni, a questo proposito, chiede alla Regione se non consideri un "gravissimo pericolo per le giovani generazioni italiane questa costante e strisciante delegittimazione della nostra identità e della nostra cultura da parte delle strutture pubbliche". Il consigliere, infine, domanda alla Giunta se e quali azioni intenda porre in essere per garantire che all'interno di tutte le scuole pubbliche dell'Emilia-Romagna non siano negate iniziative tese "all'espressione e alla valorizzazione di tradizioni e simboli, anche cristiani, che costituiscono il patrimonio morale, spirituale e culturale della nostra società" (red). Il passo indietro del Cardinale Martini
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Nel suo ultimo libro ripropone la ‘teoria della sostituzione’, affermando la fine storica dell’ebraismo storica dell’ebraismo Giorgio Israel - ShalomDovrebbe essere evidente che un ebreo può essere di sinistra o di destra. Dovrebbe essere altrettanto evidente che l’ebraismo e il popolo ebraico non sono né di destra né di sinistra. Eppure si riaffaccia la tendenza, nel seno dell’ebraismo italiano, a stabilire che i cromosomi o il Dna degli ebrei e dell’ebraismo sarebbero di sinistra.È forse per questo impulso a schierarsi politicamente, per giunta su basi genetiche, che si affaccia anche la propensione a valutare i cattolici e il dialogo ebraico-cristiano secondo che l’interlocutore sia ritenuto e (magari superficialmente) classificato di destra o di sinistra. Colpisce al riguardo l’occhiuta diffidenza con cui alcuni ambienti guardano all’attuale pontefice (comunemente considerato “di destra”), levando subito alti lai al minimo accenno di qualche mossa che possa sembrare discutibile, e addirittura gridando alla crisi del dialogo ebraico-cristiano, mentre non si è ancora udita una parola in merito alle tesi del recente libro del Cardinale Carlo Maria Martini (emblema del progressismo cattolico), Le tenebre e la luce, di cui La Repubblica ha anticipato, senza commenti, i passi più sensibili per l’ebraismo.Dovrebbe essere superfluo ricordare che la “Nostra Aetate” si limitava a dire degli ebrei che sono «ancora» carissimi a Dio e da rispettare per «religiosa carità evangelica». Giovanni Paolo II fece un deciso passo avanti affermando che «chi incontra Gesù, incontra l’ebraismo». L’attuale Papa Benedetto XVI è andato ancora più in là asserendo che «i doni di Dio sono irrevocabili». Non sembra che sia stata sufficientemente valutata l’importanza storica di una simile affermazione che mette in soffitta la “teologia della sostituzione”, ovvero la tesi secondo cui l’elezione di Israele è stata revocata e sostituita con quella conferita al popolo cristiano ed alla Chiesa. Il recente libro del Papa (Gesù di Nazaret) prosegue su tale via, perseguendo l’obbiettivo indicato nel discorso alla Sinagoga di Colonia, ovvero di «fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto fra ebraismo e cristianesimo», senza «minimizzare o passare sotto silenzio le differenze». Il libro ha come uno dei nodi centrali il confronto con il libro del rabbino Jacob Neusner, A Rabbi talks with Jesus. In un dialogo profondo e rispettoso si adducono argomenti in sostegno della tesi cristiana proprio attraverso l’analisi del discorso con cui Neusner sostiene l’inaccettabilità per un ebreo delle tesi del Discorso della montagna. Senza entrare nel merito, quel che conta è che l’analisi assume come dato che l’ebraismo non è un orpello del passato, morto e senza funzione, e che la via di un cristiano verso la propria fede non può che partire dal dialogo con un ebraismo vivo.Guardiamo invece a come il Cardinale Martini affronta il tema del processo a Gesù. Martini sostiene che il Vangelo di Giovanni presenta questo processo come una “farsa” e una “caricatura” al fine di mettere in luce «il crollo di un’istituzione che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia, verificandone le prove. Sarebbe stato questo l’atto giuridico più alto di tutta la sua storia. Invece fallisce proprio lo scopo fondamentale». Dare per scontato proprio quel che non lo è – e cioè che il Sinedrio fosse un’istituzione che «era sorta in vista» di questa «occasione provvidenziale» e che l’avrebbe persa – permette a Martini, con un salto logico sconcertante, di dedurre la fine storica dell’ebraismo. Non si tratta soltanto della «decadenza di un’istituzione religiosa»: «si leggono ancora i testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece di illuminare». Si tratta della decadenza dell’intera tradizione ebraica che, in quanto non più “autentica”, va quindi radicalmente superata: «Molte volte ho insistito sulla necessità di giungere a superare le tradizioni religiose quando non sono più autentiche». E quale sia l’esito di questo superamento è quasi superfluo dirlo: «Solo la parola di Dio, rappresentata qui da Gesù, è normativa e capace di dare chiarezza». A questo punto, Martini sottolinea quale sia la sua concezione del dialogo interreligioso: non considerare le religioni come «monoliti immutabili», bensì «fermentarci e vivificarci a vicenda» partendo dall’assunto che anche le tradizioni possono decadere. Pertanto, al di là di un dialogo spesso formale «il nostro cammino interreligioso deve consistere soprattutto nel convertirci radicalmente alle parole di Gesù e, a partire da esse, aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso». E queste parole sono quelle espresse nel Discorso della montagna, «assolutamente autentiche e affidabili, perché contengono anche la giusta critica alle tradizioni religiose degradate». Come se ancora non fosse chiaro. Non mi sono mai scandalizzato che alcune religioni e religiosi vogliano convertire gli altri alla propria fede. È legittimo proporre il valore del proprio percorso. Purché non lo si faccia con la violenza, che non è soltanto quella fisica, ma anche quella consistente nell’affermare il disvalore del percorso religioso altrui. Nel caso dei rapporti ebraico-cristiani – resi delicati da un passato tanto dolente – affermare questo disvalore significa né più né meno sostenere che il dono di Dio è stato revocato. Pertanto, il cardinale Martini ha riproposto – e in termini molto brutali, insistendo su aggettivi spiacevoli – la teologia della sostituzione, facendo un passo persino indietro alla “Nostra Aetate”. Chi voglia dialogare con lui (e con chi la pensa come lui) sa quale sia l’intenzione e l’unico possibile esito di tale dialogo: la conversione “radicale” alle parole di Gesù e il riconoscimento del carattere ormai “degradato”, “decaduto” e “non autentico” dell’ebraismo. È probabile che una simile tesi sia frutto della volontà del Cardinale Martini di contrapporsi punto per punto alle tesi del Papa; e quindi che la sua sia una replica proprio all’impostazione del libro Gesù di Nazaret. È comunque assai deprimente che questa contrapposizione si giochi sulla pelle degli ebrei e del dialogo ebraico-cristiano cui Martini, pur di fare il controcanto a Benedetto XVI, assesta un colpo brutale. Non si può non notare che si sono sollevate polemiche a non finire, spesso capziose, sulla reintroduzione della Messa in latino e sulla formula di auspicio di conversione degli ebrei – non della formula concernenti i “perfidi giudei” che è definitivamente abolita – che potrebbe essere letta il venerdì santo, e che comunque apparteneva alla versione dovuta al Papa “progressista” Giovanni XXIII, contro cui nessuno direbbe una parola. Sorvoliamo su altre polemiche ancor più capziose. È strano che nessuno si sia ancora levato a sottolineare la gravità di queste affermazioni del Cardinale Martini che, oltre a riesumare un linguaggio che si sperava definitivamente abbandonato proprio sul tema delicato del “processo a Gesù” – cerca di riesumare quella “teologia della sostituzione” che è la pietra tombale di ogni possibile dialogo ebraico-cristiano. Staremo a vedere. È da augurarsi che nessuno pensi di usare due pesi e due misure per ragioni di Dna. I pompieri spengono gli attriti Santa Barbara per tutte le fedi
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Patrizia Albanese - Il Secolo XIXI vigili del fuoco spengono le intemperanze religiose. Celebrando la loro Patrona con tutte le confessioni. Ben cinque saranno presenti al Comando di via Albertazzi, per festeggiare Santa Barbara. Non si terrà, come di consueto - e come accadrà in tutte le altre caserme d’Italia - alcuna Messa. Certo, non mancherà la «benedizione di automezzi e attrezzature». Ma sarà preceduta da «momenti di meditazione e preghiera, secondo i riti: ebraico, musulmano, ortodosso, protestante e cattolico». Un’autentica rivoluzione, fortemente voluta dal comandante provinciale, Davide Meta. Che ci pensava già da un po’ e che per il 2007 realizza la festa ecumenica. Senza rischiare alcuna scomunica: l’iniziativa è stata ampiamente - e con largo anticipo - comunicata alla Curia, che ha dato il suo placet. E che non a caso invierà - come rappresentante del rito cattolico - don Paolo Fontana, parroco di Orero e soprattutto delegato dal cardinale per gli aspetti interconfessionali della diocesi, oltre che coordinatore dei cappellani dei luoghi di lavoro. Davide Meta, 57 anni, da 6 comandante provinciale, promotore della clamorosa e innovativa “Santa Barbara multietnica”, spiega con malcelato orgoglio: «L’idea è nata verso metà ottobre, parlando con i colleghi e preparando la tradizionale documentazione filmata sul nostro lavoro. Abbiamo pensato di dover aprirci maggiormente alla città. Che ormai è multietnica. D’altronde, il soccorso non ha frontiere né patria. Ed è importante sottolinearlo ora che la città sente molto queste tematiche». Com’è stata l’organizzazione? «Ho prima parlato con i rappresentanti delle varie confessioni - racconta Meta - Dopo aver ottenuto la loro disponibilità, ho chiesto e ottenuto il via libera dalla Curia. Una ventina di giorni fa, al Comando, ci siamo riuniti con il rabbino capo, Giuseppe Momigliano; la guida spirituale della Comunità islamica genovese, Salah Hussein; il rappresentante ortodosso del Patriarcato di Costantinopoli, Michele Notarangelo; il pastore della chiesa protestante “Casa di luce”, Sergio D’Agostino e don Paolo Fontana. Insieme, abbiamo concordato i momenti di meditazione, intervallati dal filmati sul nostro lavoro, ma con momenti “leggeri”. Non abbiamo voluto sottolineare le difficoltà». Cronometro alla mano, la meditazione multietnica - 8 minuti per ogni confessione, seguita da 3 di filmato sull’attività dei pompieri - inizierà dopo i saluti delle autorità. Anticipa Meta: «Alle 10,45 s’inizierà con la preghiera ebraica. Tre minuti di filmato, poi parola ai musulmani, seguiti da ortodossi, protestanti e cattolici. Simboli religiosi? La nostra Santa Barbara ci sarà, insieme al Crocefisso. Ma un po’ defilata, per non urtare alcuna suscettibilità, pur nel massimo rispetto dei cattolici.Il rinfresco? Internazionale». Per tartine multietniche, appuntamento al 2008. IRLANDA: CRESCE NUMERO DEVOTI ALLAH, ISLAM E’ TERZA RELIGIONE
- da Atman
AGI:Dublino, 29 nov. - Cresce il numero dei devoti di Allah nella cattolica Irlanda. Secondo un rapporto ufficiale diffuso oggi, l’Islam e’ diventata la terza religione del paese con un aumento del 70 per cento del numero dei musulmani dal 2002 al 2006.Per secoli storica patria di emigranti, grazie al boom economico della cosiddetta “Tigre celtica”, l’Irlanda ha registrato l’anno scorso una decisiva inversione di tendenza con una vera e propria impennata di immigrazioni. La popolazione ha toccato il record di 4.172.013 unita’, il piu’ alto dal 1861. In base ai dati dell’Ufficio Centrale di Statistica, i musulmani sono oggi il terzo maggior gruppo religioso del paese, dopo i cattolici romani e i protestanti. Inoltre, delle 32.500 persone che hanno dichiarato di professare l’Islam, solo il 55 per cento e’ di nazionalita’ africana o asiatica a fronte di un 30,7 per cento di nazionalita’ irlandese.(AGI)Red Con Franco Cardini alla scoperta dei Templari
- da Atman
TeleRadioPadrePioChi erano davvero i Templari? Una domanda, questa, che viene spesso riproposta con i toni della spettacolarizzazione mediatica sempre più avida di ascolti a scapito della verità storica. Quali dunque i connotati di quest’Ordine monastico cavalleresco per il quale sono stati versati fiumi d’inchiostro arrivando a scorgervi sincreticamente le caratteristiche di monaci, di martiri, di eretici, di maghi? La sterminata bibliografia sui Templari indica un interesse verso questi monaci guerrieri del Medioevo che nel corso degli anni non conosce sosta, generando al contempo l’amplificarsi di equivoci legati a misteri, segreti, tesori, iniziazioni, esoterismi ed occultismi ad essi collegati anche a seguito di menzogne romanzate e discutibili trasposizioni cinematografiche. Allora ben vengano studi come l’ultimo firmato dal celebre medievista Franco Cardini dal titolo “LA TRADIZIONE TEMPLARE. Miti, segreti, misteri”, edito da Vallecchi , che nella confusione generalizzata tra fantasia e realtà storica, traccia un itinerario preciso per orientarsi in un terreno così accidentato. Le indicazioni fornite dall’autore partono proprio da quelle fonti documentarie che possono aiutare a distinguere l'ordine religioso-militare del Tempio, nato nel 1118 e sciolto nel 1312, dall'intrico di leggende posteriori, soprattutto quelle sorte tra il Sette e il Novecento, che hanno dato luogo al fenomeno esoterico del cosiddetto "templarismo". Una lettura appassionante e chiarificatrice che senz’altro aprirà nuovi orizzonti per chi ha già familiarità col tema, ma che costituisce altresì un ottimo punto di partenza per chi voglia accostarsi ad uno studio che, come spiega lo stesso Cardini, non può fare a meno di confrontarsi con i miti, le leggende e le menzogne, che così come le illusioni e i sogni, sono comunque materia di Storia. Sempre più buddhisti in Italia. Presto matrimoni e funerali celebrati dai monaci
- da Atman
IGN:Roma, 26 nov. (Ign) - Mandala e meditazione. Mantra e conoscenza di sé contro lo stress della vita quotidiana. È il buddhismo, la religione orientale che piace sempre di più agli italiani. Secondo l'Ubi (l'Unione buddhisti italiani), che rappresenta tutte le scuole buddhiste presenti in Italia tranne la giapponese Soka Gakkai, sono già 50mila infatti i praticanti nel nostro Paese. A questi vanno aggiunti poi i circa 10mila simpatizzanti che frequentano solo saltuariamente i centri di preghiera e 20mila fedeli stranieri che vivono nel Belpaese. Grazie alla sempre maggiore popolarità della religione di Siddhartha potrebbe essere presto ratificato dalla Camera un accordo, già siglato con l'Ubi, che garantisce il diritto per i fedeli di essere assistiti - in ospedale come in carcere - da un ministro del culto.In base allo stesso accordo i monaci potrebbero anche celebrare matrimoni e funerali e addirittura insegnare nelle scuole che ne facessero richiesta. Non solo. L'intesa prevede la possibilità, per fedeli o simpatizzanti, di versare proprio all'Unione buddhista italiana l'8 per mille dell'Irpef. Il trionfo del paganesimo
- da Atman
di Achille della Ragione -Napoli.comL’approssimarsi delle feste natalizie con la corsa al regalo ed alla spesa inutile, nonostante la crisi economica, è lo specchio fedele di un mondo ritornato pagano alla ricerca spasmodica del fatuo e nel quale sentimenti e rapporti sociali si inaridiscono sempre più, mentre tutti, drogati dal consumismo, trasformano questo magico momento in un rito di massa, con grandi mangiate e smodate libagioni, acquisti sfrenati ed una idolatrica adorazione del dio denaro.Le nuove divinità alle quali prostrarsi sono le icone di una civiltà decadente ed impazzita e vanno dalle veline ai calciatori, dai cantanti pop ai piloti di formula uno, quando non sono addirittura efferati boss della camorra, immortalati sui display dei telefonini.Se saliamo di livello sociale e culturale la situazione poco cambia perché gli idoli e gli esempi da seguire sono rappresentati da protagonisti, occidentali ed orientali poco conta, del nostro immaginario: Budda, Bacco, Eros, Ulisse, Amleto, Apollo, le nove Muse, Don Chisciotte, Don Giovanni, Anna Karenina, Emma Bovary, mentre Venere, Minerva e Diana sembrano del resto vivere in mezzo a noi, attualmente, come nei dipinti dell’Umanesimo e del Rinascimento.Dovremmo approfittare invece di questi giorni in cui studio e lavoro presentano una pausa per riunire le famiglie, sempre più spesso separate e per santificare la festa, aiutando il prossimo ed innanzitutto cercando di comprendere le ragioni degli altri. Solo così potremmo contrastare una tendenza che sembra inarrestabile, il trionfo dell’immanente sul trascendente, del profano sul sacro, della vacuità sulla sostanza e soltanto allora il presepe ed altri simboli religiosi diverranno il suggello dell’amore familiare e della concordia sociale e, nell’armonica disposizione dei pastori, lo struggente ricordo di un mondo felice perduto da riconquistare. | Rubriche
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