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Il Dalai Lama: "I soldi non fanno la felicita'" (Storia delle religioni)

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Marco Marsili - La Voce d'ItaliaMilano, 8 dic. – Il Dalai Lama è arrivato al PalaSharp in ritardo, per colpa del traffico milanese di Sant’Ambrogio, complice il governatore lombardo Formigoni, con il quale si era incontrato poco prima. Tenzin Gyatzo ha dovuto accontentarsi di incontrare il presidente della Regione, visto che le massime cariche dello Stato (il Presidente Napolitano era a Milano giusto ieri, quanto era già in città anche il Dalai Lama) hanno evitato di incrociarlo, per non suscitare le ire dei cinesi, in vista dell’assegnazione dell’Expo 2015, per il quale il capoluogo lombardo è in lizza con la città turca di Smirne."E' assolutamente sbagliato isolare la Cina, deve essere portata all'interno della comunità internazionale. Gli stessi cinesi vogliono una società libera democratica all'interno del diritto. Bisogna però essere fermi su alcuni principi anche se all'interno di un contesto di genuina amicizia", ha dichiarato il Dalai Lama, parlando con i giornalisti alla fine di un colloquio di circa un'ora con Formigoni, unico appuntamento “ufficiale” in agenda durante la visita in Italia.I 7.000 del PalaSharp accolgono Sua Santità con un’ovazione degna di una rockstar, quando il XIV Dalai Lama prende posto sul trono al centro del palco, circondato da una cinquantina di monaci in adorazione (l’attuale capo dei tibetani in esilio è considerato la reincarnazione del Bodhisattva della compassione Avalokiteshvara). Qualche donna scoppia addirittura in un pianto dirotto, mentre altre scendono nel parterre e si gettano in ginocchio in adorazione della loro guida spirituale, subito bloccate dal servizio d’ordine dell’organizzazione.Nelle intenzioni degli organizzatori dell’Istituto studi di buddismo tibetano Ghe Pel Ling, la tensostruttura di Lampugnano avrebbe dovuto ospitare “non meno di 10mila partecipanti provenienti da tutta Europa” (i buddisti in Italia sono circa 50mila, di cui 7mila nella sola Milano), ma, probabilmente, non avevano fatto i conti con la tradizionale fiera degli obej obej, e con la Fiera dell’artigianato, che sta registrando in questi giorni un vero e proprio boom di presenze. Sul sito dell’organizzazione, l’evento è comunque dichiarato “sold out” da giorni.I più lontani dal palco possono comunque ammirare Tenzin Gyatzo da due megaschermi, e osservarlo così mentre – ogni tanto – sbadiglia, dando segno di grande “umanità”. Scherza, il Dalai Lama, e all’inizio indossa un berretto bordeaux (“dono di un amico americano”), specificando che non è il copricapo dei verdì, né della setta degli arancioni, nè bianchi, nè dei rossi.Il primo intervento del capo spirituale dei buddisti si può sintetizzare con la massima “i soldi non fanno la felicità”, pronunciata dopo aver ricordato che “gli uomini non devono dimenticare di soddisfare bisogni necessari quali mangiare o avere una casa”, richiamando nel contempo l’attenzione sull’importanza del lato spirituale della vita. Il Dalai Lama si riferisce ai “molti amici ricchi e famosi” (tra questi, il più noto è la star di Hollywood Richard Gere). Certamente, il premio Nobel per la pace Tenzin Gyatzo (ricorre quest’anno il diciottesimo anniversario dell’assegnazione del riconoscimento) non è solo la guida spirituale dei buddisti sparsi in tutto il mondo, ma è anche un personaggio pubblico di fama mondiale, e, come tale, ricercato da tutti (in Italia, a guardare il modo con cui le autorità hanno cercato di evitarlo in tutti i modi, non sembrerebbe riscuotere lo stesso successo). Non manca, infatti, un posto riservato in prima fila per il presidente dell’Inter Massimo Moratti, cognato del Sindaco Letizia, che, per non fare arrabbiare i Cinesi, che potrebbero togliere il loro appoggio alla candidatura di Milano all’Expo, ha scelto di incontrare il Dalai Lama insieme ad altre personalità; una scelta certamente di cattivo gusto che denota la mancanza di stile dell’ex ministro di Berlusconi. La sedia di Moratti, rimane comunque desolatamente vuota.“Oceano di saggezza” (questo il termine di origine mongola, conferito a Sonam Gyatso, il terzo Dalai Lama in successione delle reincarnazioni) pronuncia lentamente lunghi interventi, intervallati dalla traduzione, durante la quale Sua Santità si distrae sfogliando dei libretti, o sbadiglia, dando l’impressione sentirsi come un attore annoiato alla centesima replica dello spettacolo. I 7mila del PalaSharp aspettano il momento in cui Tenzin Gyatso dica “qualcosa di profondo”, ma l’attesa è vana. Dopo l’inizio su ricchezza e felicità, segue un lungo riassunto – sotto forma di “pillole” – sulla storia delle religioni; niente di più di quanto chiunque possa trovare su Wikipedia, senza dover sborsare i 100 euro del biglietto le prime due giornate di lezioni e studi su testi del buddismo (per l’accesso alla conferenza pubblica di domenica pomeriggio, invece, il costo è di soli 20 euro). Così, apprendiamo che “6-7.000 anni fa, gli antichi popoli adoravano il sole, credendolo di origine divina, e poi il fuoco, forse perché di origine misteriosa come i fulmini”, e che “solo 3-4.000 anni fa, finalmente, in India si è sviluppato il primo pensiero religioso legato ad un concetto filosofico”. Il Dalai Lama, infatti, distingue fra religioni fideistiche (quelle primordiali, di stampo animista), e quelle successive, e più evolute, che hanno introdotto degli aspetti filosofici. Ci si avvicina ai tempi nostri (2mila anni fa), e così Sua Santità ci spiega che “poi sono arrivate le religioni deistiche, come ebraismo, cristianesimo, e anche la religione musulmana, per le quali la divinità è il principio di tutto”. I partecipanti sono sgomenti di fronte a quelli che dovrebbero essere gli “insegnamenti sull’illuminazione” in programma per il primo dei tre giorni della maratona spirituale milanese, tant’è che anche la iena Enrico Lucci (uno che non molla mai) abbandona la tribuna stampa PalaSharp annoiato e deluso. Peccato, perchè ora viene il più bello: “Poi venne Buddah – annuncia il Dalai Lama – e tutto cambiò, con l’introduzione del concetto secondo il quale tutto ciò che accade è originato da noi”.Il proseguio è un intervento sul concetto di anima, e altre amenità simili, che fanno riflettere sull’opportunità di fare un salto alla fiera degli oh bej oh bej. In fondo si tratta pur sempre di festeggiare un santo (anche se “cristiano”).